Allena-menti: l’aspetto psicologico dei giocatori o giocatrici durante le partite di Play off e dei Play out (seconda parte)

Francesca Gargiulo studentessa di Psicologia dello Sport all'interno del Master “Human Movement Sciences” ad Amsterdam. Per info e contatti: f.gargiulo@sportdonna.it

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“Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza.
Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli”. (Roberto Baggio)

Alcuni consigli per i tecnici che si trovano in questo delicato periodo calcistico:

  • Restare sereni: prima di tutto ci vuole serenità. È necessario mettere da parte il nervosismo e l’agitazione che, senza ombra di dubbio, non mancheranno sulle panchine, ma trasmettere serenità e sicurezza ai propri giocatori è fondamentale.
  • Motivare: agitazione e nervosismo possono portare allo sgretolarsi di una squadra se il lavoro di motivazione viene interrotto o viene a mancare proprio in questi mesi.
  • Pensare al futuro: all’inizio di ogni allenamento e partita la mentalità sottostante ogni giocatore e membro dello staff deve essere “Cosa posso fare ora, per fare meglio la prossima volta?”.
  • Aumentare il focus attentivo: durante allenamento e partita aiutare il soggetto a concentrarsi sul compito da svolgere. Permettere al giocatore di entrare in modo spontaneo in uno stato di flow (stato di coscienza in cui il soggetto è completamente assorbito in ciò che sta facendo) in cui l’individuo è nel qui ed ora e la mente non vaga.
  • Utilizzare la tecnica dell’imagery: con imagery si intendono la tecnica e le immagini usate per allenare mentalmente il giocatore. Questo è un processo che migliora le abilità motorie. Grazie all’imagery le esperienze sensoriali vengono immagazzinate, richiamate internamente in memoria e rappresentate in assenza di stimoli esterni.
  • Gestire le emozioni: ogni tecnico dopo ormai 9 lunghi mesi di lavoro con la squadra dovrebbe conoscere i suoi giocatori ad occhi chiusi, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista psicologico. La bravura di un allenatore sta nel gestire in modo differente ogni atleta, nel saper dare la giusta carica al giocatore che ha bisogno di essere spronato per fare meglio; nel lasciare nel silenzio e nella riflessione il giocatore che necessita concentrazione; nel permettere a chi ne ha bisogno prima della gara di ascoltare musica rilassante o, al contrario, musica energizzante; lasciare ridere e scherzare chi scarica così la tensione. Non vi è un modo univoco di gestione delle emozioni delle persone, da qui l’importanza del saper leggere i propri giocatori e del metterli a loro agio e nelle migliori condizioni per fare bene.
  • Gestire gli insuccessi: alla fine di ogni partita importante, c’è sempre chi piange, chi ride, chi abbraccia gli amici, chi esce dal campo arrabbiato, chi urla e chi si ammutolisce. Questo è il calcio, metafora della vita. Nel gruppo sta la forza di saper gioire nelle vittorie, non pensando di essere arrivati ma anzi, prendendo proprio questi momenti come punti di partenza, e dopo una sconfitta, trovare la forza di rialzarsi, di fare meglio la gara o la stagione dopo.
  • Sfruttare le partite in casa: Fondamentale approfittare delle partite giocate tra le mura amiche, per tutti gli effetti positivi sopra citati.
  • Creare coesione di gruppo: prestazione e coesione di gruppo si influenzano reciprocamente. Più il gruppo è coeso, maggiore sarà la performance del gruppo.
  • Utilizzare la tecnica del Goal Setting: l’allenatore dovrebbe stabilire ad inizio stagione obiettivi diversi per ogni giocatore. Per prima cosa è necessario registrare le capacità del giocatore, scegliere con lui l’obiettivo finale e i passi da compiere per raggiungerlo. Il percorso di crescita deve essere realistico, in modo tale da porre obiettivi che possano essere realmente raggiunti dal soggetto e che siano stimolanti e motivanti, così da tenere accesa la passione e l’interesse nel voler migliorare.
  • Gestire i commenti del post-gara: È fondamentale per gli allenatori evitare valutazioni sui singoli e non indirizzare mai commenti verso un giocatore, ma è più opportuno utilizzare parole generali, perché i giocatori faranno riferimento ai commenti del post-partita per farsi un’idea di come è andata la partita sia a livello di squadra che individuale.

Di seguito l’intervista ad una giocatrice e ad un tecnico, che con le rispettive squadre si apprestano a giocare una importantissima partita di play-out nel weekend.

ester-postiglioneIntervista ad Ester Postiglione, giocatrice del Como 2000.

1- Quali sono le tue emozioni e i tuoi pensieri prima di entrare in campo contro il San Zaccaria?
“È un’emozione molto grande, la posta in gioco è importante, ci sarà sicuramente un po’ di paura ma soprattutto tanta voglia di far bene. Penso che per un calciatore queste partite decisive siano le più belle da giocare perché danno emozioni più forti rispetto alle partite normali”.

2-  Quali sono le tue sensazioni nel disputare una partita così importante fuori casa?
“Loro giustamente partono avvantaggiate, è un campo difficile quello in cui andremo a giocare soprattutto perché noi ci alleniamo e giochiamo su un campo sintetico mentre il loro è in erba naturale. Abbiamo un solo risultato a disposizione e vogliamo entrare in campo decise e cariche dal primo minuto per raggiungere il nostro obiettivo”.

3-  Secondo te, quali sono gli elementi chiave in un gruppo, per realizzare obiettivi e vittorie importanti?
“Prima di tutto il gruppo deve essere unito e tutte devono lottare insieme se si vuole raggiungere uno scopo. Per vincere queste partite bisogna sì essere cariche però occorre soprattutto mantenere la calma e non perdere la pazienza se qualche giocata non arriva. Infine tanto sacrificio, non si deve mollare neanche un centimetro perché ogni pallone potrebbe essere quello giusto per cambiare la partita”.

4- Come ti preparerai, dal punto di vista psicologico, alla partita?
“Dal punto di vista psicologico non ho uno schema fisso. Per me la partita comincia quando entro in spogliatoio non prima; nei momenti in cui cerco la concentrazione e la giusta carica non amo ascoltare la musica, preferisco il silenzio che mi aiuta a liberare la mente da ogni altro pensiero che non riguardi quello che devo fare in campo”.

5- Pensi che avere una persona che curi l’aspetto psicologico delle giocatrici, all’interno dello staff, possa essere utile?
“Penso sia fondamentale avere una persona che curi l’aspetto psicologico sia per quanto riguarda le partite sia per infortuni o per qualsiasi altro problema. Credo, nella maggior parte dei casi, che il nostro cervello ci freni molto di più del nostro corpo e che l’aspetto psicologico arrivi prima dei nomi sulle magliette, per esempio”.

lorenziniIntervista al tecnico Fausto Lorenzini dello San Zaccaria, squadra che si gioca la salvezza con la gara dei play-out contro il Como 2000.

  • Quali sono le tue emozioni e i tuoi pensieri se pensi a sabato prossimo prima di disputare una partita così importante?
    “Direi che l’allenatore in una situazione di questo genere non deve avere né emozioni e né pensieri.  Deve essere lucido e preparato a tutte le evenienze. Deve essere umile e conscio che l’avversario è forte e preparato. È’ importante che trasmetta certezze alle proprie giocatrici e convinzione di giocarcela al meglio”.
  • Secondo te, quali sono gli elementi chiave in un gruppo, per realizzare obiettivi e vittorie importanti?
    “Senza alcun dubbio l’unità di intenti tra i componenti del gruppo e strategie chiare di gioco che possano esaltare le caratteristiche tecniche delle giocatrici. Solo così si cresce e si raggiungono gli obiettivi”.
  • Come stai preparando la squadra dal punto di vista psicologico per la partita di sabato?
    Sono partite che vanno affrontate con umiltà’ e senza paura. Anzi si deve aver voglia di giocarle, anche davanti ad un pubblico importante e magari alla televisione. In questo contesto l’allenatore deve solo evitare che le ragazze giochino nella propria testa la partita troppe volte o che siano viceversa troppo presuntuose. L’allenatore deve fare il pompiere e preparare le ragazze alle varie situazioni di gioco e alla presumibile tattica delle avversarie.
  • Pensi che avere una persona che curi l’aspetto psicologico delle giocatrici, all’interno dello staff, possa essere utile?
    “Assolutamente sì. È’ da due anni che sto cercando una persona che faccia da tutor psicologico alle ragazze. Dal prossimo anno la figura verrà istituita”.
  • Pensi che anche l’allenatore, oltre alle giocatrici, possa giovare di un supporto psicologico?
    “Assolutamente sì. L’allenatore a volte è’ la persona più’ fragile psicologicamente, perché’ sola e carica di responsabilità’. Subisce le pressioni dei dirigenti e deve barcamenarsi tra le varie psicologie delle atlete. Non è’ il mio caso. Per il lavoro che faccio e per la formazione scolastica che ho avuto la pressione è’ un accessorio di vita quotidiano che non turba minimamente. Da giocatore da allenatore di queste situazioni ne ho vissute molte e capisco come affrontarle. Non vuol dire vincere. Vuol dire giocarsela al meglio. L’ultima da allenatore è’ stata due anni fa nell’analogo spareggio play-out con l’allora Riviera di Romagna vinto a Cervia. Quella volta andò bene ed è’ un buon ricordo. Partivamo sfavoriti e abbiamo ribaltato il risultato. Anche questa volta partiamo sfavoriti. Le squadre di rincorsa sono sempre favorite psicologicamente.  Così è’ per il Como. Vediamo se riusciamo a ribaltare il pronostico contando sul fattore campo e su due risultati utili su tre”.

 Questo articolo fa seguito al precedente, pubblicato ieri: 

Allena-menti: l’aspetto psicologico di giocatori o giocatrici durante Play off e Play out

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