Brescia, Cecilia Salvai: “Sogno il Lione, in Italia esiste soltanto il calcio maschile”

"Sogno anche un calcio italiano migliore" ha specificato il difensore del Brescia e della Nazionale, Cecilia Salvai

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“Un giorno vorrei giocare nel Lione, un po’ come tutte, ma sogno anche un calcio italiano migliore. Qui esistono soltanto i maschi, noi siamo figlie di un Dio minore. La situazione non cambierebbe nemmeno se diventassimo professioniste. Perché i media trattano il calcio femminile soltanto in certi casi controversi?”. Intervistata da La Repubblica, la giocatrice del Brescia, Cecilia Salvai ha dato il suo personale punto di vista sulla situazione del calcio femminile in Italia.

E ancora: “La verità è che non si sa bene cosa dire, e allora si tirano fuori le solite cose, che sembriamo maschi oppure che siamo tutte lesbiche. Purtroppo qui mancano le basi culturali. Il nostro movimento avrebbe bisogno di seri professionisti con una sana cultura calcistica”.

Sul caso di omofobia che ha coinvolto il Torino nei giorni scorsi: “Queste cose, purtroppo, nel nostro sport sono all’ordine del giorno. Siamo abituate a sentire e anche vivere storie come questa. Non conoscendo i fatti da vicino, non giudico la scelta del mio ex presidente. Consiglio a quelle ragazze di continuare a seguire le loro passioni. Gli altri, invece, dovrebbero aprire un po’ più la mente e un po’ meno la bocca. Ho sentito spesso parlare di casi simili, ma non sono mai stata testimone diretta. Ricordo qualche genitore che rosicava perché io, femminuccia che fino ai 14 anni giocava con e contro i maschietti, toglievo il posto in squadra ai loro figli. Ma i più mi coccolavano, e io mi sono sempre trovata bene”.

Sulle frasi che qualche tempo, lo stesso Roberto Salerno, presidente del Torino, disse nei confronti del calcio femminile (“La lobby gay comanda il calcio femminile”): “Quello della lobby gay è un altro luogo comune. Certi commeti non mi stupirono, mentre le parole del presidente della nostra Lega mi fecero cascare le braccia. Vorremmo sentire altre parole da chi ci rappresenta. La nostra risposta fu uno striscione: ‘Noi donne indignate dall’ignoranza. Rispettateci'”.

Infine su Tavecchio che si macchiò di frasi irrispettose nei confronti delle donne (“Pensavamo che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”): “Ridiamoci sopra, certe cose non meritano le lacrime. Quella fu una discriminazione doppia, anche nei confronti dei disabili. Ma Tavecchio usò parole sbagliate pure con altri, se ricordo bene. Inutile elogiare i principi di uguaglianza se poi bastano due parole per smentirli”.

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